
In
quest’ottica il “riuso” del borgo
di Carcaci, posto a nord – est è del territorio
comunale, ai margini del fiume Simeto, costituisce un
importante occasione di intervento ancor più
per l’importanza storico – artistico del
sito. L’intervento si inserisce nel progetto di
creazione di un parco a livello intercomunale, che si
propone come elemento quadro per lo scopo prefissato.
Costeggiando il fiume Simeto in corrispondenza del ponte
Maccarrone, si avvicina verso Troina, si può
ammirare il ponte – acquedotto, costruito nel
sec.XVIII dal principe di Biscari, che fu considerato
come una delle meraviglie della Sicilia. Poco oltre
si arriva al nostro borgo con il castello e la chiesa
ma più avanti abbiamo il cosiddetto ponte dei
Saraceni, ovvero ponte grande. Questo realizzato intorno
al 1100, questo ponte forse ad unica luce ed in pietra
lavica, è oggi con due archi, quello centrale
più grande, a sesto acuto e con intercalaredi
pietra bianca e nera. Carcaci se ne contavano 24, che
ci fa supporre non molto superiore alle 200 unità.
Nel 1747- 48 si può conoscere con esattezza la
somma degli abitanti il numero 154. Nel 1798 gli abitanti
erano saliti a 251 ma discesero quasi subito e nel 1844
erano soltanto 114. Il patrimonio del comune di Carcaci
fu costituito dal Duca Vincenzo Paternò Castello
nel 1735. Già a quell’ epoca il borgo,
nella sua attuale configurazione urbanistica estiva.

Cenni storici
La nascita dell’
urbanizzazione di Carcaci risale alla venuta dei Normanni
in Sicilia, che nel 1061, cingendo da assedio Centuripe,
si accamparono nella vallata, ai margini del fiume Simeto
dove ora sorge il borgo. Risale a quell’ epoca,
probabilmente, la prima costruzione, una torre quadrangolare
che più tardi è stata inglobata nelle
successive costruzioni. Da quel lontano 1061 ad oggi
il borgo, diventato poi baronia ed ancora comune ed
infine frazione di Centuripe. Ha vissuto alterne vicende
di splendore e decadenza fino all’ attuale quasi
totale abbandono. Il primo acquisitore del fondo di
Carcaci fu, intorno al 1200, Giovanni de Raynero. Dopo
varie successione si arriva a Giovanni Spatafora che
nel 1453 ottenne dal re Alfonso la solenne investitura
della baronia di Carcaci.
Nel 1575 gli eredi vendettero la baronia a Ruggero Romeo
che fece grandi opere di irrigazioni. Nel 1602 la baronia
fu ancora venduta a Nicola Mancuso, Barone di Fiumefreddo,
ma passò ben presto (1630) a Gonsalvo Romeo Gioieni
per espropriazioni nelle prime notizie del numero degli
abitanti di Carcaci.

Descrizione del borgo
Il fondatore
della “terra” delimitò ai piedi del
castello l’ area delle nuove fabbriche e ne traccio
il piano. Da una piazza, che nel progetto doveva arieggiare
ai quattro canti di Catania o di Palermo, si dipartiva
verso oriente una strada, larga 6 è lunga circa
150 m, che terminava in una piazza è con il fondale
della chiesa. Ai lati era fiancheggiata da regolari
corpi di case terrene , con delle vie traverse ad angolo
retto e delle parallele. Nel programma del fondatore
vi fu quello di decorare questi Quattro Canti con elegante
architettura, arricchita di statue. La chiesa sacramentale
era dapprima in una delle vie traverse, sotto il castello,
in un luogo ove ancora esiste un piccolo arco campanario;
però a cura dello stesso Duca, ne fu eretta una
di ottima fattura architettonica attribuita all’
architetto Battaglia. Questa, a pianta ottagonale, ha
un diametro di oltre 15m, oltre l’ abside, ha
tre altari di marmi policromi, e probabilmente era ricca
di quadri e di statue. Oggi si presenta in stato di
totale abbandono, disadorna anche se staticamente in
buone condizione. Altre costruzioni in migliori condizioni,
esistono accanto alla chiesa e negli spazi verso il
cosiddetto castello. Quest’ ultimo ricostruito
in stile nel periodo post-bellico. Le aree scoperte,
le strade e le piazze sono da tempo in completo stato
di abbandono anche se resti di acciottolato hanno permesso
di supporre l’ originaria pavimentazione.